Virus ignoranza.

La cronaca degli ultimi giorni riporta ogni momento aggiornamenti , rinnovando il bollettino riguardante la diffusione e la propagazione del cosiddetto “Coronavirus”. Nonostante quest’ultimo faccia meno vittime di tante altre situazioni, resta pur sempre un’epidemia che giustamente la comunità medico-scientifica internazionale sta cercando di osservare da vicino, al fine di evitare possibili pandemie.
Benché qui da noi gli effetti non siano esplosi, in Italia sembrano essere arrivati già i sintomi di una malattia ancor più vecchia del Coronavirus, i cui effetti nocivi continuano a nuocere gravemente alle – purtroppo – precarie basi, della nostra alquanto traballante civiltà.
La fobia e l’intolleranza nei confronti del diverso – che è poi fatto di carne ed ossa proprio come tutti gli esseri umani – si manifesta in questi giorni in tutta la sua drammaticità. Figlia della più bieca ignoranza infatti, assistiamo tristemente al propagarsi rapidissimo di false notizie ed atti di violenza verbale nei confronti di persone aventi tratti somatici orientali. La stupidità di alcuni arriva a tacciare costoro come portatori di epidemie, rispolverando superate e vetero posizioni finanche razziste, come se i virus agissero a discrezione dei caratteri cromatici della pelle o di determinate caratteristiche fisiche.
Il Coronavirus ci mette difronte alla triste realtà di una società lontana anni luce dall’idea di Civiltà che quotidianamente professiamo a mo di mantra di aver raggiunto. L’odio che si rintraccia in special modo sui social induce ad una profonda riflessione, su ciò che culturalmente siamo e ciò che dovremmo e vorremmo essere in quanto società.

A tal proposito il contributo del Dott. Roberto Pititto: “Ogni volta che abbiamo paura diventiamo peggiori. Ogni volta che una società ha paura diventa più egoista e meno solidale. Dalla paura nasce la diffidenza che ci fa chiudere le porte e alzare mura, che ci rende diffidente verso l’estraneo , lo straniero. E , più di ogni cosa, impauriti diventiamo irrazionali, stupidi, incredibilmente incoerenti. Oggi come ieri, e temo come domani, è l’ untore il nemico. Oggi l’untore ha gli occhi a mandorla e quasi ci immaginiamo un virus con quegli occhi e magari con una tonalità di giallo. Einstein affermava che solo due cose erano infinite, l’ universo e la stupidità umana. E tristemente aggiungeva che della prima non era sicuro. Non c’è nessun nemico alle porte, non chiuderle di più è l’unico modo per smentire Einstein”.
Innanzi ai barbari attacchi alla cultura cinese – peraltro millenaria e ricca di valori profondi – “condivisi” anche da gente con un grado di istruzione medio-alto, rispondiamo con la convinzione che bisogna tenere a mente i valori del mutuo rispetto e dell’arricchimento culturale che solo la diversità è capace di darci, al fine di accrescere le competenze di tutti, per divenire persone migliori e, questa volta si, più erudite.
Non si può minimizzare il propagarsi di una malattia addossando colpe e ragionando con idee stereotipate e pregiudiziose.

Auspichiamo che in queste, come in altre situazioni, il senso civico degli italiani sappia segnare il passo rispetto ai pochi idioti, loro sì, propagatori di pericolosissime malattie sociali.
L’Associazione PAOLAB
#noHateSpeechMovement #nonSonoUnVirus
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Utopie e Distopie – “L’ultima tentazione di Cristo”

Nel 1960 usciva postumo il romanzo di Nikos Kazantzakis “L’ultima tentazione”.

Ad oltre vent’anni dalla pubblicazione del testo il regista Martin Scorsese, dopo una lunga e travagliata gestazione, esce con il film “L’ultima tentazione di Cristo”. Nonostante la grande affluenza di pubblico e le numerose nomitation ai più ambiti premi cinematografici, la pellicola – come già in primis il romanzo – venne accolta con molta diffidenza, scatenando ondate di indignazione e proteste da parte dei cristiani più ortodossi; costoro ravvisavano e tacciavano l’opera di Kazantzakis e Scorsese oltraggiosa e blasfema.

Purtuttavia, una più attenta e non superficiale analisi ha nel tempo ravvisato a ragione il messaggio di amore e pietà del sacrificio supremo del Divino che si fa uomo, assumendo in questo modo tutte le peculiarità e le debolezze della carne, con cui lo stesso Gesù si trova a rapportarsi. L’opera dà modo di apprezzare maggiormente l’estremo sacrificio del Cristo, che nonostante si è fatto uomo, riesce con la morte a vincere i peccati dell’umanità,WhatsApp Image 2020-02-03 at 16.01.49 redimendola.

Vi invitiamo alla III serata cineforum “Utopie e Distopie” presso il centro laboratoriale 7 Canali “A. Eboli”.

CorcoCircuiti & PAOLAB