Lettera aperta per la morte di lavoro di Mamadou Diallo

Perdonaci fratello, ma ben comprendiamo cosa significa la vita a 23 anni. La vitalità, la voglia di sperimentare, cercare un presente migliore, sono tutte cose che nel pieno del vigore fisico e mentale dei vent’anni trova piena espressività. Per questo troviamo assurdo leggere che vent’anni è un’età buona anche per morire.

Dal Senegal sino al Mediterraneo, e poi finalmente in Europa. Chissà quante vicissitudini avrai affrontato lungo il viaggio, chissà quanta disperazione ti avrà spinto per lasciare la tua terra natia, chissà se anche tu come tanti hai messo a repentaglio la tua esistenza per provare a rincorrere condizioni di vita migliori altrove.

Non conosciamo la tua storia fratello, ma siamo altrettanto certi che semmai ci fossimo conosciuti, saremmo sicuramente stati ben felici di ascoltarci e parlarci.

Nonostante tutte le vicissitudini del caso sei comunque giunto in Italia, nella patria di frate Francesco, il santo degli ultimi, l’eremità della carità. Ti chiediamo scusa perché non è stato il mare ad inghiottirti, il deserto a renderti arso, la guerra a maciullarti, bensì il lavoro.

Quel lavoro che non è stato per te strumento di emancipazione, ma sfruttamento bieco.

Mamadou perdonaci, fratello perdonali.

Perdonali dall’alto dei cieli mentre ci sarà qualche benpensante quest’estate, con la pancia in bella vista a prendere il sole sul litorale di Paola, mentre parlerà male di chi viene in Europa per cercare sprazzi di vita, frammenti di sogni da realizzare. Perdonali se piuttosto che sporcarsi le mani preferiranno sfruttare altri esseri umani pur di non sudare una goccia di fatica.

Mamadou, fratello, non doveva proprio andare così. A maggio a vent’anni di sabato si va al mare per rilassarsi, per amarsi, non già per morire.

Possa il tuo spirito albergare in noi e rinsavire le coscienze di quanti non riconoscono ancora nello sfruttamento dell’uomo sull’uomo il dramma più abietto che l’umanità abbia mai conosciuto. Possa il tuo martirio di lavoratore accelerare il processo affinché si arrivi ad un nuovo giorno in cui gli esseri umani possano pienamente riconoscersi liberi, uguali e fratelli.

a cura di

Emanuele Carnevale

Orlando Carnevale

Domenico Di Santo