Una tempesta spettrale si aggira per le coste , in una situazione strutturale di emergenza permanente.
Il conto per le coste calabresi è salatissimo! Da anni assistiamo, quasi impotenti, alla lenta scomparsa delle nostre spiagge: onda dopo onda, mareggiata dopo mareggiata, tratti interi di litorale vengono inghiottiti dal mare. È un processo noto, studiato e spiegato dagli esperti, ma che continua a rimanere privo di interventi strutturali e lungimiranti.
Siamo ben consci che per taluni l’emergenza appare quasi come una benedizione, in quanto consente di operare con procedure accelerate e costi che lievitano senza troppi controlli. È inevitabile chiedersi quanto tutto ciò possa fruttare alla mala politica e a chi trae vantaggio da interventi rapidi e scarsamente trasparenti. Incartamenti e deroghe della gestione emergenziale sono i primi segnali dello sciacallaggio che è un fenomeno sociale purtroppo a cui anche alle nostre latitudini siamo tristemente abituati.
Oggi, più che il momento di ricostruire è il momento di ripensare. Non possiamo pensare di irrigidire tutta la costa con protezioni labili pensando siano eterne, fatte salve le infrastrutture di rilievo, non è una soluzione che rispecchia la cultura moderna. Adesso sappiamo che viviamo in un organismo ambientale vivo che va curato come tale, dal fiume fino al mare, dalle gestione delle acque nei terreni abbandonati e una volta agricoli, tutto concorre alla gestione di un sistema territorio che non può ricevere sparute risposte puntuali e disorganizzate.
Abbiamo ingabbiato bacini idrici in letti di cemento, intubato interi corsi d’acqua e deturpato chilometri di spiaggia, privando la costa del naturale ripascimento, rimuovendo qualsiasi filtro naturale che rallenti le correnti che diventano oggi devastazione, dal fiume verso il mare e dal mare verso la costa. Ogni anno ogni amministrazione comunale spende cifre indicibili per riparare ai danni di questo sistema disfunzionale: opere di emergenza, ricostruzioni, ripascimenti artificiali, protezioni temporanee e tutto ciò che ne consegue. A livello ambientale e a livello economico sappiamo per certo che non è più sostenibile.
Rispetto abusivismi e condoni la sostenibilità ambientale è un cencio da sventolare per essere trend sui social. Necessitiamo una pianificazione ambientale seria, adattiva, che possa seguire l’evoluzione di un sistema territoriale, ma prima ancora di mappature, di sperimentazioni e laboratori permanenti, di tavoli tecnici partecipati, di urbanisti, architetti, ingegneri ambientali che insieme alle istituzioni, a RFI, a cittadinanza attiva e associazioni del territorio possano concretamente cambiare passo e guardare in faccia la realtà di una cosa viva, organica, quali sono mare e fiumi.
Nella coscienza di chi possiede sensibilità ambientale, si aggira lo spettro anche questo tristemente noto dei veleni e rifiuti non trattati. La memoria ancora viva rispetto le coraggiose inchieste rimaste sospese e le intuizioni denunciate dal compianto Natale De Grazia. Nulla di tutto questo è davvero scomparso dalla memoria collettiva; anzi, riaffiora ogni qualvolta che camion su camion scaricano nuove massicciate a protezione della ferrovia o delle infrastrutture costruite troppo vicino al mare.
E il timore cresce quando, già in piena stagione estiva, si preparano blocchi di cemento destinati ad essere “felicemente” impiegati nell’ennesima emergenza erosiva. Quali garanzie abbiamo che in quei blocchi, destinati a diventare parte dei nostri fondali e delle nostre coste ormai artificialmente rocciose, non si nascondano rifiuti tossici? E chi può assicurarci che tra le centinaia di camionate di massi non si mescoli altro oltre alle rocce?
Il disastro costiero è un fenomeno drammatico, ma è un’opportunità per ricostruire insieme i territori futuri. Possiamo cogliere l’opportunità o aspettare il prossimo ciclone per ricontare i danni.
Auspichiamo controlli severi e l’avvio di tavoli partecipati per la gestione del territorio per non dover fronteggiare gli eventi climatici di domani, come le oramai note emergenze di oggi.