Purple Glasses, impressioni e riflessioni.

WhatsApp Image 2019-08-03 at 18.12.20Cos’è stato e cosa ha rappresentato “Purple Glasses” per Paolab? Qui di seguito le impressioni personali ed il resoconto minuzioso sulle attività progettuali in terra andalusa, da parte della nostra Group Leader Paola Mazzara. Buona lettura  ;)

Il progetto Erasmus Plus “Purple Glasses”, tenutosi a Íllora (in Spagna) dal 12 al 18 luglio 2019, ha coinvolto sul tema “Gender Equality” cinque diverse nazioni: Bulgaria, Italia, Polonia, Spagna e Ungheria.

Non è possibile riassumere le emozioni provate o descrivere i legami che un’esperienza come questa ti regala ma sicuramente è tangibile il significato delle attività svolte in termini di crescita personale e professionale, per ciascuno dei partecipanti, che si basano sul concetto di learning to learn e di informal education. Relativamente al tipo di competenze formali e informali che si è portati a incrementare nell’intera durata di questo progetto, il lavoro di gruppo è la vera essenza di uno Youth Project: probabilmente il più significativo esempio dello sforzo necessario per superare la propria individualità, le proprie abitudini e, molto spesso, anche le proprie più profonde convinzioni, per riuscire a garantire un lavoro finale completo in tutte le sue sfaccettature che sia frutto di una collaborazione multiculturale, magari di un brainstorming o di una democratica selezione delle informazioni più adeguate.

Uscire dalla propria comfort zone è probabilmente la prima sfida che qualunque partecipante si trova ad affrontare: in questo progetto, ad esempio, abbiamo dormito in camerate femminili e maschili ricavate dalle aule di una scuola secondaria che è stata messa a disposizione dall’amministrazione della città ospitante (vista e considerata l’assenza di altre strutture ricettive adeguate) e siamo stati direttamente coinvolti sia nella distribuzione dei pasti sia nei turni di pulizia giornalieri della zona cucina e sala pranzo.

Il focus del progetto era, come detto, il concetto di “gender equality” e abbiamo avuto l’opportunità di analizzare, e quindi comprendere, la differenza fra sesso (inteso come sesso biologico) e gender (una concezione individuale di sé stessi che prescinde dal sesso biologico) e quindi di considerare questioni come l’orientamento sessuale (ovvero l’identità sessuale in relazione al genere per cui si prova attrazione sessuale) e l’espressione di genere (la percezione stereotipata che la società ha del gender basata, ad esempio, su attitudini e comportamenti). Pregiudizi, obblighi di ruolo, aspettative sociali… Ma anche esperienze di discriminazione quotidiana o di violenza psico-fisica sono stati oggetto di lunghi dibattiti e confronti che ci hanno aiutato a capire la significatività della questione trattata e a comprendere la sua vastità. Deve essere una priorità sociale quella di garantire una reale uguaglianza degli esseri umani che prescinda dal sesso, dal genere o dall’orientamento di ciascuno e, soprattutto, la fine di ogni forma di discriminazione e violenza. Ogni team ha quindi trattato approfonditamente e condiviso i dati statistici e le leggi, così come le abitudini sociali e gli stereotipi, della propria nazione sul tema.

Volendo passare ad un argomento più leggero, l’international night organizzata da ogni nazione è stata probabilmente il momento di maggior condivisione di usanze e tradizioni tipicamente nazionali, un’opportunità di conoscere meglio geograficamente e culturalmente nazioni diverse dalla propria: quella italiana è iniziata con un canto popolare diventato simbolo della resistenza attuata durante la seconda guerra mondiale e oggi famoso in tutto il mondo, “Bella Ciao”, durante il quale è stato presentato il gioco che avrebbe animato il resto della serata, “The Mafia Night”. Come ben riassunto nel cartellone realizzato dal team italiano (decorato con i luoghi simbolo della nazione italiana) l’obiettivo della serata era quello di selezionare un team nazionale vincitore (che sarebbe diventato “Il padrino”) e uno sconfitto (ucciso dalla mafia) attraverso un interessantissimo quiz su Kahoot, con domande di cultura generale sul patrimonio storico, geografico, culinario e monumentale italiano e un’avvincente Treasure Hant all’italiana. Come si può ben capire questa attività è nata dal desiderio di sfatare il connubio Italia – mafia, molto famoso all’estero, e i pregiudizi ad esso connessi, ma anche dal desiderio di mostrare bellezze e talenti italiani.

Ogni nazione ha avuto modo di assaggiare e far assaggiare piatti tipici locali e ai diversi team nazionali, che si sono sfidati in diversi balli di gruppo tradizionali, è stato dato in uso un proiettore attraverso cui mostrare le bellezze paesaggistiche e i simboli e le icone delle proprie nazioni. Nel caso italiano forte risonanza ha avuto la proiezione del video “Italy VS Europe”, le immagini dei luoghi più amati delle regioni d’Italia di provenienza dei partecipanti e più in generale dei luoghi più famosi della nazione (dal Colosseo alla Torre di Pisa, dal Teatro di Taormina al balcone di Verona di Romeo e Giulietta) ma soprattutto il buffet di dolci finale cui è stato dato il nome “La dolce vita”: il tiramisù, la torta povera alla nutella, il salame al cioccolato e il salame bianco dolce, i gianduiotti (piemontesi) e i torroncini (lombardi), così come taralli e bruschette miste (nella versione bianca – aglio, olio e peperoncino – e nella versione rossa – con crema al pomodoro e peperoni) che hanno riscosso enorme successo.

La giornata spesa a Granada è stata probabilmente la più rilassante dell’intero progetto, camminando in gruppi di più piccole dimensioni abbiamo esplorato una città dalle mille meraviglie ed in particolare scoperto la Alhambra.

In conclusione, questa esperienza è stata un puzzle di momenti indimenticabili: dai giochi di presentazione per riuscire a ricordare i nomi di persone mai viste prima, ai volti tristi di chi torna a casa e non sa dove e quando rivedrà i propri amici (seppure certo che questo accadrà); dalle serie discussioni su tematiche importanti che riguardano i diritti e i doveri di ogni cittadino, alle risate durante le attività di gruppo e i lavori per team; dalle riflessioni personali e il tempo libero ai giochi di ruolo e tutto ciò che concerne il cleaning stuff. Per essere certi che tutto questo funzioni, per capire se un progetto come questo possa essere una chiave di lettura per cambiare realmente la percezione comune, nonché uno strumento utile per agire attivamente in un contesto nazionale ed internazionale, basta fermarsi a riflettere un attimo: c’è forse qualcuno che ha partecipato a questo progetto che, tornando indietro, sceglierebbe di non farlo? Certa della risposta negativa, spero di avere altre occasioni come questa per arricchire il mio bagaglio personale di coscienza e conoscenza.

 

 Catania, 26/07/2019

Paola Mazzara