La differenziata a Paola è cosa (tutt’altro che) superata

La situazione relativa alla raccolta dei rifiuti non può più attendere. Sono settimane che stiamo monitorando i contenitori per la raccolta differenziata posti per le varie vie della nostra città, e le condizioni di decenza alle quali si è costretti ad assistere non fanno certamente bene a Paola. Sembra quasi che qualcuno abbia voglia di farci abituare a questa situazione. I cassonetti per la raccolta differenziata sono difatti stracolmi da oramai troppo tempo. Noi dell’associazione Paolab non abbiamo intenzione di assistere ancora a questo disservizio. Per questa ragione come presidente dell’associazione ho deciso di scrivere questo articolo, volto a smuovere le coscienze di coloro che potrebbero considerare tutto ciò come la normalità insita nell’anormalità rinvenibile all’interno della situazione di dissesto finanziaria nella quale imperversa il nostro comune.

Cerchiamo quindi di capire insieme quali possono essere le cause per le quali a Paola non si raccolgono più i rifiuti riciclabili. Una prima situazione potrebbe essere quella per la quale coloro che sono addetti a gestire il servizio, abbiano maturato una coscienza tale da pensare che il riciclo dei rifiuti, altro non è che una situazione nascente dal fatto che la produzione imbottisce i prodotti che acquistiamo di merce che non serve, e per questo motivo essa stessa diverrà rifiuto. In questo caso coloro che dovrebbero controllare se il servizio effettivamente è efficiente, se ne infischiano se per le nostre strade i rifiuti riciclabili tracimano fuori dai cassonetti, poiché cambiare il sistema di produzione è la vera chiave del problema. Causa questa assai profonda, che sinceramente mi trova in parte anche d’accordo. Se le ragioni sono però altre, allora il problema è certamente più serio. Da quando è stato eletto il nuovo sindaco la Città sembra aver assunto un atteggiamento da paesotto di provincia in merito alla raccolta differenziata. La raccolta porta a porta si è rilevato essere un servizio non certo efficientissimo, anche perché di fatto non ha mai raggiunto ed interessato tutto il territorio cittadino. La scelta però di bloccare il servizio invece che potenziarlo è tutt’altra cosa, a mio avviso certamente discutibile. Va qui sottolineato però che è estremamente esagerato passare dal blocco della raccolta porta a porta, all’interruzione del ritiro della carta, alluminio, vetro e quant’altro già sistemati negli appositi cassonetti. E’ difficile credere, o anche solo pensare, che dopo anni di energie e risorse investite al fine di sensibilizzare i cittadini per selezionare i propri rifiuti in vista di un possibile riuso, si vuole ad oggi arrestare il processo portando l’intera cittadinanza a tempi che appartengono oramai al passato. Perché è normale poi che i cittadini smettono di operare la raccolta differenziata se non ci sono gli spazi dove poter deporre gli ogetti riciclabili. A nome dell’intera associazione Paolab mi auguro che nessuno abbia la benché minima intenzione di demotivare in questo i paolani, non voglio pensare che qualcuno abbia intenzione di renderci meno civili. Per questo motivo ci aspettiamo che chi di dovere si adoperi alla risoluzione del problema, ed anzi, anche se in condizioni di difficoltà economiche, continui a migliorare il servizio. Altrimenti poi diviene banale lamentarsi dell’accumulo di rifiuti voluti e creati dal mercato connesso al sistema capitalistico, che rendono il nostro paesaggio una brughiera di discariche. Vogliamo che la cittadinanza venga messa al corrente delle vere cause del disservizio causa – questa sicura-  di non pochi disagi.

Un’idea la lanciamo noi: si potrebbero predisporre per la Città alcuni contenitori per la raccolta dei tappi di plastica, al fine di donarli poi a quelle associazioni che si occupano di venderli, al fine di racimolare il denaro utile ad alleviare i problemi di molta gente. Qualora ci fosse l’interesse di realizzare questo progetto, ci mettiamo a completa disposizione delle autorità competenti. Siamo inoltre disposti a trovare i contatti con le associazioni che già si occupano di codesta raccolta.

Le generazioni future hanno il diritto di avere in eredità un mondo pulito; noi abbiamo il dovere di preservarlo, e soprattutto di migliorarlo. Paola come il resto del globo non può e non deve esimersi da tutto ciò.

Emanuele Carnevale

Contro la violenza sulle donne – articolo realizzato da Simona Palma

25 NOVEMBRE. GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

la bellezza del rispetto e della libertà

Il 25 novembre è stato designato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questa data fu scelta in ricordo dell’animalesco assassinio delle tre sorelle Mirabal, che ebbero il coraggio di tentare di contrastare una delle tirannie più atroci dell’America Latina, il regime del dittatore della Repubblica Dominicana Rafael Leónidas Trujillo dal 1930 al 1961.

Il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal,mentre vanno a far visita ai loro mariti in prigione,vengono prese da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo appartato nelle vicinanze, torturate e uccise a bastonate, furono poi gettate in un dirupo, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

La loro morte brutale spegne le loro vite, i loro sogni, i loro desideri ma risveglia l’indignazione nell’opinione pubblica, scuote molte coscienze, porta all’assassinio di Trujillo e successivamente alla fine della dittatura nel 1961.

La data fu ufficializzata dall’ONU nel 1999 anche se la sua commemorazione prende origine dal primo Incontro Internazionale Femminista, svoltosi in Colombia, nel 1980. In Italia solo dal 2005 alcuni Centri antiviolenza e Case delle donne hanno iniziato a celebrarla. Nel 2007 ben 100 000 donne autorganizzate e senza nessun patrocinio di partiti e istituzioni hanno manifestato a Roma contro la violenza sulle donne attirando per la prima volta una forte attenzione mediatica su questo tema. Hanno manifestato con fermezza la volontà di dire basta alla violenza, alla paura, al terrorismo sessuale che quotidianamente rende un inferno la vita di tantissime e fa da controllo sociale verso qualsiasi forma di emancipazione femminile e che per questo va culturalmente asportato in tutti i suoi capillari e apparizioni.

Sono temi che continuano ad essere esposti dai mezzi di informazione come puri fatti di cronaca causati da devianze personali,o ricondotti a una questione di sicurezza della città o di ordine pubblico( sfruttando per fini politici il dramma di donne che vengono stuprate e in parecchie circostanze uccise), o ancora legati a determinate classi, etnie, culture, religioni, attribuendo alla nazionalità dell’assalitore la responsabilità della violenza. Mentre questa discende dall’egemonia storica di un sesso sull’altro, si compie innanzitutto all’interno del nucleo familiare dove si articolano legami di autorità e di sottomissione e indica un pesante ripiegamento del rapporto uomo donna.

Non sono e non saranno di certo sufficienti escamotage legislativi e disposizioni di impronta securitaria e oppressiva privi di una reale alternativa da poter praticare. Uno stato autoreferenziale prima produce preoccupazione,l’emergenza e poi applica le suddette formule securitarie per preservarsi da un capro espiatorio inventato. Questa sicurezza così come ce la presentano è solamente controversa e oppressiva.

Senza un concreto mutamento culturale che batta una volta per tutte patriarcato, patrilinearità e maschilismo non può esserci uno scatto di civiltà che incoraggi il rispetto delle differenze invece di sopprimerle, che incoraggi il rispetto dell’autodeterminazione delle donne e di ogni singolo individuo accantonando la sua provenienza, l’età o la scelta sessuale.

Paolab, dal canto suo, è vicina alle voci, alle storie, alle lotte quotidiane di tutte e vede ad occhio nudo la doppia discriminazione che vivono le donne calabresi, in quanto donne e in quanto donne del Sud. Ma vede ad occhio nudo il coraggio di donne imprenditrici, insegnanti, di sindache, di donne che si ribellano alla ‘ndrangheta,che per un istante diventano l’immagine dell’altra Calabria, che poi si dissolve di nuovo.

Paolab sostiene chi cerca il proprio spazio tra le difficoltà,scegliendo di restare in Calabria ma soprattutto migliorando la proprio terra, in quanto questo potrebbe essere un buon punto di partenza per ottenere quel riscatto di cui un Sud discriminato necessità.

Simona Palma